mercoledì 26 ottobre 2011

fare giustizia o fare pace?

Ci sono mattine in tribunale in cui ti domandi il senso delle cose. 
Ultimamente il numero di queste mattine sta crescendo in misura esponenziale...
Quando sono entrata in magistratura pensavo che avrei potuto contribuire a rendere migliore la società.  Credevo che avrei avuto la mia occasione per contribuire al cambiamento.
Fare giustizia? No, dare giustizia. 
Stamattina mi sarei accontentata di riuscire a far smettere di litigare le signore Paolina e Rita vicine e confinanti sempre in guerra per piccoli equivoci apparentemente senza importanza.
Le signorine Rita e Paolina sono lontane cugine, litigano da anni per ogni futile pretesto che riguarda le loro proprietà poste al confine in uno splendido casale di inizi ottocento.
Dal diritto di passo, alla distanza dal confine, dalla servitù di scolo alle immissioni moleste.
Ogni scusa è buona. 
Vivono in mezzo alle vigne.
Nell'immaginario collettivo è uno scenario di pace e serenità. 
Ma vi assicuro che non sempre è così, perchè in campagna si litiga molto di più. 
Sarà la noia.
Dopo quasi quattro ore di udienza, dopo avere ascoltato i discorsi dei loro avvocati, dopo avere sentito le loro versioni dei fatti e dopo avere esaminato tutti i testi presenti in aula (troppi come sempre) ho capito la verità.
All'origine del litigio c'era il testamento della nonna che aveva scontentato tutte e due le famiglie.  
Allora mi sono chiesta: 
ma la mia sentenza sulla singola insignificante questioncella sottoposta alla mia attenzione, cambierebbe qualcosa tra queste due donne? 
porterebbe giustizia, o almeno pace su quel pezzo di terra, su quel pezzo infinitesimale di Italia? 
La risposta mi è arrivata in testa semplice e chiara, potremmo dire inappellabile: no.
A quelle donne non serve una sentenza che arrivi dall'esterno a regolare i loro rapporti ed a stabilire i torti e le ragioni.
A loro serve fare pace.
Ed un giudice che ancora avverta il senso di quello che sta facendo deve provare fino allo sfinimento a cercare di metterle d'accordo.
Non semplicemente indicare la soluzione astrattamente più vicina a quello che dice la legge (il codice civile), ma trovare la soluzione che garantisca una riappacificazione definitiva (o quantomeno più duratura).
E tale soluzione spesso proviene proprio dalle parti in causa.  
Ho imparato che spesso (non sempre) le persone hanno molto buon senso ed idee precise da sottoporre al giudice su come risolvere le controversie.
Ma bisogna avere pazienza. 
Occorre prima farle lungamente sfogare di tutte le cose non dette, di tutti i rancori, gli equivoci e le incomprensioni reciproche. Dopo che avranno litigato a sazietà ecco che verranno fuori le idee più ragionevoli e forse anche la verità.
Ascoltare le parti perciò non è mai una perdita di tempo. 
Può fornire l'indizio per la soluzione, perchè la via maestra per chiudere un processo è l'accordo delle parti.
La sentenza del giudice, in un litigio, deve essere solo l'ultima spiaggia.
Almeno questa è la mia opinione.
Alla prossima

2 commenti:

  1. Salve volevo sapere se un avvocato può difendere la stessa persona sia in sede civile che penale? Attendo una sua risposta distinti saluti

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  2. Salve....mia moglie un anno fa si è rotta un piede frattura trimalleolare per cause di dissestamento stradale....trammite il comune abbiamo fatto tutto quello che ci hanno chiesto come documentazione passato sei mesi di fermo per intervento e gesso...fscciamo la visita dal medico legale di parte del comune...ma senza risarcimento...adesso abbiamo dovuto mettere un avvocato che facendoci fare la visita da un altro ma dico legale ci ha detto che un minimo di risarcimento doveva esserci....ora stiamo entrando in causa con il comune...volevo sapere se secondo lei c'è una possibilità di essere risarciti....

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